Quando si rende necessario costruire una nuova chiesa, si pensa subito ad un edificio capace di contenere un certo numero di fedeli, che possano stare comodi, vedere e sentire bene. In realtà, però, l’aspetto funzionale, sebbene rilevante, non è l’unico e, oserei dire, neanche il più importante nella realizzazione di un nuovo edificio di culto: la chiesa non è un contenitore!

La dimensione che dovrebbe caratterizzare la progettazione di una nuova chiesa, infatti, non è innanzitutto quella logistico-funzionale, ma la dimensione mistagogica. Cosa vuol dire mistagogica? “Mistagogia”, dal greco mistagoghein (“introdurre al mistero”), è quella dimensione propria della liturgia che introduce il cristiano alle verità di fede attraverso la celebrazione: i riti, i gesti, i simboli e…anche i luoghi devono entrare in relazione tra di loro. Tanti anni fa, quando il popolo di Dio partecipava meno alla liturgia a motivo della lingua latina, non sempre compresa, e dei riti difficilmente penetrabili, spesso ad aiutare i fedeli semplici e a volte analfabeti, erano proprio le immagini (dipinti, sculture, luoghi della celebrazione come l’altare, l’ambone, la sede, il fonte ecc.) a catechizzare il popolo di Dio e trasmettere i misteri della fede nonché la conoscenza stessa della Sacra Scrittura. Ecco ciò che ha animato la progettazione della nostra nuova chiesa dello Spirito Santo; non ci siamo chiesti: “Quanta gente ci deve stare” (e, 

vi assicuro, ce ne starà tanta…), ma “Quale messaggio di fede dobbiamo dare ai nostri parrocchiani che si riuniranno in questo luogo a celebrare la liturgia?”.

La progettazione, perciò, ha avuto quali punti di partenza l’altare, l’ambone, la sede, il battistero, la penitenzieria. Da qui ci siamo mossi per studiare e produrre un progetto insieme liturgico, bello e funzionale.

Il progetto della chiesa e dei vari luoghi, frutto di due anni di studio e riflessione (la progettazione di un “contenitore” avrebbe richiesto meno tempo, mentre se una chiesa deve rispondere a quanto accennato sopra, occorre un lungo tempo di gestazione…) ha visto in una felice, serena e fruttuosa collaborazione e in un rapporto interdisciplinare l’impegno del pastore dell’Arcidiocesi di Sassari, Mons. Paolo Atzei, il Direttore dell’Ufficio Edilizia di culto, don Antonio Casu con Danila sua collaboratrice, il Parroco della comunità don Salvatore Ruiu, il liturgista e collaboratore della parrocchia, don Pierangelo Muroni, gli architetti Piersimone Simonetti, Elena Cenami, Sergio Ticca e Giangiuliano Mossa, insieme all’ingegnere Roberto Manca per la progettazione dell’impianto elettrico (con l’apporto anche di ulteriori 

figure professionali, in campo architettonico e teologico-liturgico).

Il progetto ha avuto come punti di partenza e di continuo riferimento tre elementi imprescindibili:

  1. l’intitolazione della comunità parrocchiale allo Spirito Santo;
  2. una comunità, con peculiarità proprie, istituita ormai da più di 40 anni in attesa di un degno luogo di culto dove poter celebrare i santi misteri;
  3. Porto Torres, città in cui la comunità insiste, antica sede dell’Arcidiocesi di Sassari dove sorge la Basilica di S. Gavino, grembo dell’antica comunità di Portotorres ma anche dell’intera arcidiocesi dove vengono venerate le reliquie dei SS. Martiri Gavino, Proto e Gianuario, patroni dell’arcidiocesi.

Per la progettazione dei vari spazi celebrativi, in assoluta relazione tra di loro, due sono state le idee guida che ne hanno caratterizzato l’iconografia.

La prima è stata il riferimento alla celebrazione della Solennità della Pentecoste, momento liturgico importante per la comunità dello Spirito Santo. Si è cercato, dunque, di riscoprire il rapporto di ogni luogo della celebrazione con la terza persona della Trinità come presentata dalle letture e dall’eucologia di questa solennità. La seconda, quella di far emergere l’iconologia dei luoghi liturgici partendo da una lettura tipologica, tenendo naturalmente presenti i tre elementi sopra accennati. La teologia liturgica, infatti, si appoggia necessariamente sulla Sacra Scrittura. Volendo spiegare i riti del culto cristiano, i Padri della Chiesa ricorrevano alla tipologia, ossia una sorta di ermeneutica del rito che procede mettendo in relazione (una sorta di lettura a specchio) i punti di collegamento tra Antico Testamento, Nuovo Testamento e celebrazione, per far risaltare quanto la liturgia celebra: il Mistero pasquale di Cristo, annunciato e prefigurato nell’Antico Testamento e rivelato pienamente nel Nuovo, specie nei Vangeli. Ecco perchè i luoghi liturgici di questa chiesa esprimono il mistero che celebrano facendo riferimento all’Antico Testamento, prefigurativo del Mistero celebrato nel Nuovo Testamento.